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Allegoria del massimo tronco

Allegoria del massimo tronco, 1940
Olio su carta, 28,5 x 21,5 cm
Roma, collezione privata

Vide il maestro spossati dal viaggio i viandanti in riposo, accolti dal tronco ospitale e cedere al sonno che membra ristora e pensieri e nel sogno dilata visioni e presagi, sicché abitano l’ignoto della terra e l’universo dei mondi. S’avvide il maestro che il massimo tronco, come in lenta ninnananna, cullava quel sonno profondo con le corde risonanti dei ricordi e dei misteri della sua divina esistenza, dalle radici profondissime all’aria infinita. Contemplò quella meraviglia e col poetico segno scrisse la bella verità: l’apprese, la rese come non sanno né dire né ricordare le parole spossate dal vento.
Il massimo tronco così confortava: “Al mio sostegno, affidati, partecipate, fraternamente congiunti alle radici dell’essere che in me vivono tutte e mi contengono e allevano. Robur sono per eccellenza, la forza fisica e morale. Sono la quercia asse del mondo e rappresento la maestà che attira il fulmine di Giove e a lui sono sacra e a Dodona sul Campidoglio. Nel mio ruolo assiale cielo e terra congiungo, perciò anche Abramo riceve le rivelazioni di Dio accanto a una quercia e Ulisse consulta due volte il mio divino fogliame. Da drys i druidi si chiamano uomini di quercia e solo nel mio nome hanno diritto alla saggezza e alla forza. Sognatemi forte nel tronco, bella nei rami estesi, salda nelle radici profonde e sempre accogliente, ospitale. Vi accolgo, cosmo vivente, in continua rigenerazione, solida, possente, longeva, alta, perché so la materia, amo i sensi vitali e i vertici spirituali: sono l’albero caro a Leonardo Da Vinci. Il suo Genio in me conosceva l’appartenenza ai tre livelli del cosmo, quello sotterraneo, quello della superficie nella luce del sole e quello delle cime che sempre partecipano al regno dei cieli. Sognate, non di foglie la mia chioma, ma verificate, in me biforcata, l’antica sapienza che custodisce la storia con la memoria e l’ardito pensiero creativo che trae alimento dalla forza, ma poi va lontano con le ali che sognano e sperano il tempo futuro dell’uomo a venire. Al risveglio non dimenticate che l’albero della vita e quello del sapere poco si differenziano nell’Eden. Sono centrali, coincidono; l’uno è l’anima dell’altro, sicché, chi perde il paradiso terrestre è spinto a ritrovarlo, cogliendo i frutti dell’altro albero, che sulla terra fiorisce come albero dei filosofi. Quello si eleva fallico dall’uomo zolla, che dorme e sogna sotto la coltre della fertile terra”.
Il massimo tronco parlò della sapienza che forza e bellezza congiunge e infine rivelò il forte che nella biforcazione del tronco eredita la storia degli uomini umani, per sdoppiarsi nella tensione, giovane perenne, che muove ali di speranza e va dove lo conducono gli occhi della veggenza, tendendo la mano del suo fare. I pellegrini, al risveglio, ben sanno dove andare, ora che del massimo tronco hanno il segreto nel sangue dell’uomo che s’infutura.

( Cagli nel centenario della nascita, a cura di A. Calabrese. )

Corrado Cagli

Tra gli Artisti più importanti del '900 italiano (Ancona 1910 - Roma 1976). Formatosi a Roma, soggiornò a lungo a Parigi e a New York. Partecipò attivamente al movimento pittorico moderno, sperimentando tutte le tecniche pittoriche, compreso l'encausto e il mosaico, dapprima nell'ambito della "scuola romana", poi attraverso sottili ricerche formali di una prospettiva quattrocentesca, fino a giungere a composizioni astratte. Si orientò poi verso motivi realistici per tornare quindi a una ricerca di ritmi spaziali e geometrici. Notevole la sua attività grafica e il suo impegno nell'arte monumentale e applicata che lo condusse a importanti realizzazioni di sculture, ceramiche, arazzi e scenografie teatrali, costumi illustrazioni e molto altro...